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RiGAS/Testimonianze: differenze tra le versioni

Da wiki_GAS.
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     TESTIMONIANZE — aggiungi la tua in fondo, seguendo lo schema
     TESTIMONIANZE — aggiungi la tua in fondo, seguendo lo schema
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== Mario Rossi Esempio di testimonianza (da sostituire con la prima vera) ==
; Periodo di partecipazione al RiGAS
: 2007 — prima ora
; Ruolo o modo di partecipazione
: Socio fondatore
; Data di scrittura di questa testimonianza
: Giugno 2026
Questa è una testimonianza di esempio per mostrare come si compila
lo schema. Sostituiscila con la prima testimonianza reale: cancella
questa sezione intera (dal == Esempio == fino alla riga successiva
vuota) e scrivi al suo posto la tua storia.


== Alessandra ==
== Alessandra ==
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Per quanto mi riguarda, ora che lo considero per molti versi un percorso finito e anch'io, come Mary Poppins, mi appresto a volare via, posso dire di aver imparato due lezioni, spicce ma essenziali: la prima, di filosofia, è che le cose cambiano; la seconda, di economia, è che non devi aspettarti sconti anche se sei etico, trasparente, sostenibile. Devi semplicemente imparare le regole e giocare con quelle, né più e né meno di chiunque altro.
Per quanto mi riguarda, ora che lo considero per molti versi un percorso finito e anch'io, come Mary Poppins, mi appresto a volare via, posso dire di aver imparato due lezioni, spicce ma essenziali: la prima, di filosofia, è che le cose cambiano; la seconda, di economia, è che non devi aspettarti sconti anche se sei etico, trasparente, sostenibile. Devi semplicemente imparare le regole e giocare con quelle, né più e né meno di chiunque altro.


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Versione delle 14:13, 22 giu 2026

Questa pagina raccoglie le memorie personali, gli aneddoti e le testimonianze dirette di chi ha fatto parte del RiGAS in qualsiasi periodo della sua storia. Non è una pagina enciclopedica: qui si scrive in prima persona, si raccontano episodi vissuti, si conservano ricordi che altrimenti andrebbero persi.

Non sai come funziona il wiki? Leggi prima la guida per i GAS oppure scrivi con Oggetto: Storia GAS [nome del GAS] a info@pocodibuono.org.

Come contribuire — schema da seguire

Aggiungi la tua testimonianza in fondo alla pagina, copiando e compilando questo schema:

== Nome Cognome ==
; Periodo di partecipazione al RiGAS
: (es. 2007-2015, o "dal 2010 a oggi")
; Ruolo o modo di partecipazione
: (es. socio, volontario ai ritiri, referente prodotto, membro del Consiglio…)
; Data di scrittura di questa testimonianza
: (es. giugno 2026)

Testo libero della testimonianza. Puoi scrivere quanto vuoi:
un aneddoto, un ricordo, una riflessione, un periodo specifico,
una persona che vuoi ricordare. Non serve uno stile formale.

Alcune indicazioni:

  • Scrivi in prima persona — questa è la tua voce, non un articolo.
  • Non è necessario che tutto sia verificabile: qui vale anche la
 memoria soggettiva, purché presentata come tale.
  • Se ricordi qualcosa che potrebbe correggere o integrare la voce
 principale (date, nomi, luoghi), segnalalo anche lì o nella pagina
 di discussione Discussione:RiGAS.
  • Se preferisci non firmare con nome e cognome, puoi usare un nome
 di riconoscimento (es. "Un gasista della prima ora") — ma il nome
 vero è preferibile per dare valore storico alla testimonianza.


Alessandra

Periodo di partecipazione al RiGAS
Anni 2010 circa — fine anni 2010

⚠ Da verificare: Non ci sono riferimenti all'anno.

Ruolo o modo di partecipazione
Socia, membro del consiglio direttivo del RiGAS, socia della Cooperativa e poi della PdB Srl
Data di scrittura di questa testimonianza
Circa 2019 (da documento inviato)

Pensi che a te non succederà mai, che non ti può succedere, che sei l'unica persona al mondo a cui queste cose non succederanno mai e poi, a una a una, cominciano a succedere tutte, esattamente come succedono a tutti gli altri.

L'essere madre implica una certa dose di solitudine, una solitudine a volte molto rumorosa, spesso anche dolce, ma che più spesso ancora diventa sgradito isolamento dal mondo. Una decina di anni fa, tra allenamenti di calcio e feste di compleanno, mi ripetevo che stavo vivendo una fase, che tempo qualche anno il mondo mi avrebbe riavuta tra i suoi abitanti.

Mi stavo preparando degli ottimistici piani per il futuro — la ricerca di un lavoro, la scrittura di un romanzo, lo studio di una lingua straniera. Quanto all'impegno civile, sentivo di aver dato già il massimo con la tessera delle ACLI e quella del RiGAS.

Accolsi quindi con una certa perplessità l'invito da parte di conoscenti a un tavolo di confronto: il RiGAS, probabilmente proprio a causa del suo successo e dell'enorme numero di iscritti, si era sciolto per mancanza di candidati all'oneroso compito di far parte del consiglio direttivo. Dato che mio marito era fuori per lavoro e non potevo lasciare soli i miei due figli, il tavolo in questione fu quello della cucina di casa mia. Bambini a letto, tisana d'ordinanza pronta, fogli per appunti pure: il mio apprendistato equo-solidale era cominciato.

Come spesso succede quando si è veramente interessati a risolvere un problema, la soluzione arrivò. La notizia che ci portò a una svolta fu che alcuni soci ed ex soci del gruppo d'acquisto stavano formando una cooperativa, con l'intenzione di aprire una bottega di prodotti bio a filiera corta. Che cosa ci impediva di chiedere a loro di gestire la parte logistica del GAS? Il futuro direttivo dell'associazione avrebbe avuto così un incarico più leggero e gestibile. Ci salutammo con la luce negli occhi e la soddisfazione del compito svolto.

La collaborazione tra cooperativa e associazione partì, si costituì un nuovo consiglio direttivo del RiGAS — che, guarda caso, mi comprendeva — e l'avventura cominciò.

La bottega si chiamava, e si chiama tuttora, Poco di Buono, e nel logo il nome è affiancato all'immagine di un ladro con la mascherina che fugge portando con sé una carota. Quel nome mi è sempre piaciuto molto, è uno sberleffo, una boccaccia.

Una sera, a casa di Carlo, davanti a un bicchiere di grappa alle ciliegie, cominciammo a domandarci che razza di rapporto poteva esserci tra l'associazione e la cooperativa, tra un ente no profit e un'impresa per forza di cose vocata al profitto. Fummo tutti d'accordo nell'attribuire personalità indipendenti alle due cose, per garantire la libertà di sciogliere il sodalizio in ogni momento. Un'unione di fatto, basata su intenti e principi comuni.

Il partito contrario al sodalizio non fece attendere la propria offensiva. La principale accusa era al ricarico sui prodotti (comunque bassissimo, sotto il 20%), come se affitto, bollette e stipendi scaturissero dal terreno come funghi magici. Tutto quello che di positivo la bottega poteva costruire era visto come il frutto del diavolo.

I conti dell'associazione erano un disastro: centinaia di migliaia di euro erano transitati per le casse in maniera disordinata ma incredibilmente fiduciosa. Si dice che i capelli di Enrico divennero bianchi dopo aver messo le mani nei fogli excel del GAS, diceria che aveva un fondo di verità, io credo.

Senza quasi accorgermene diventai una rotella ben inserita nell'ingranaggio equo/solidale/commerciale. Non mi persi una riunione, partecipai a discussioni infinite, imparai moltissimo sulla stagionalità, sui tic di chi partecipa a un GAS, sulla fenomenologia del pecorino biologico e dei suoi pastori, sulle variabili delle zucchine solidali, sulle malattie delle pesche, sulle corna di bue ripiene di letame. Mentirei se dicessi che non mi divertivo.

A un certo punto qualcuno nominò l'innominabile: "la cooperativa è in perdita". Anni di educazione al risparmio si agitavano in me come i fantasmi di Eduardo De Filippo. Dopo un lungo e doloroso travaglio, uno dei due dipendenti venne licenziato, l'altra lo seguì spontaneamente. L'idea che certe cose da noi non potevano succedere subì ancora un colpo, una ferita profonda che rischiò di essere mortale.

All'orizzonte si affacciò la prospettiva di una sede nuova, più spaziosa e accogliente. Il commercialista propose la chiusura della cooperativa e il passaggio a una società a responsabilità limitata. Girò una bozza di progetto scritta da me: trovammo una trentina di persone disposti ad appoggiarci. La cooperativa Poco di Buono fu liquidata senza traumi. La PdB Srl vide la luce in agosto, a ottobre ci trasferimmo nella nuova sede, a febbraio ci fu la festa di inaugurazione. Tutto molto bello, ma durerà?

Sono passati tre anni da quella festa. La bottega sta ancora pagando i debiti della cooperativa, debiti rivelatisi molti di più di quanto si pensasse. I dipendenti sono diventati sette, il bilancio ha sfiorato il milione di euro, il paniere di prodotti copre le esigenze di una famiglia media. Crescendo abbiamo capito di essere un'impresa vera e propria, e di dover ragionare come tale. L'associazione continua ad accompagnarla e a vivere sotto lo stesso tetto, depositaria del DNA di famiglia.

Per quanto mi riguarda, ora che lo considero per molti versi un percorso finito e anch'io, come Mary Poppins, mi appresto a volare via, posso dire di aver imparato due lezioni, spicce ma essenziali: la prima, di filosofia, è che le cose cambiano; la seconda, di economia, è che non devi aspettarti sconti anche se sei etico, trasparente, sostenibile. Devi semplicemente imparare le regole e giocare con quelle, né più e né meno di chiunque altro.

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